La diffusione del caffè a Napoli

I racconti che riguardano l’arrivo del caffè a Napoli e l’incredibile impatto che esso ebbe sulla cultura napoletana sono diversi ed è tuttavia impossibile stabilire con precisione quale sia il più attendibile. Una prima versione dei fatti narra che Maria Carolina d’Asburgo Lorena portò con sé a Napoli il rito del caffè da Vienna, sua città d’origine, in seguito al matrimonio con Ferdinando di Borbone. Pare si debba a lei anche la fortunata accoppiata caffè-croissant consigliatale dalla sorella Maria Antonietta di Francia. Un secondo aneddoto sull’introduzione del caffè a Napoli vede come protagonista il musicologo Pietro Della Valle, romano di origine ma napoletano d’adozione, che si recò in Terra Santa in pellegrinaggio, dove scoprì le virtù della famosa bevanda, come attestato da numerose lettere inviate ai suoi amici partenopei. Di ritorno in patria ben dodici anni dopo, Della Valle portò con sé dei chicchi di caffè verde, introducendo il popolo napoletano al rito del caffè. Che sia giunto fino a Napoli tramite la mediazione di questi interessanti personaggi o più semplicemente attraverso scambi commerciali, il caffè, alla fine del Settecento, era ancora consumato soltanto da un’elite ristretta. Un ruolo importante nella sua diffusione fu giocato da Vincenzo Corrado, celebre gastronomo cortigiano tra Settecento e Ottocento, che lo elogiò nel suo scritto “La Manovra della Cioccolata e del Caffè”; e, mentre nell’ambito dello scritto di Corrado la cioccolata era celebrata nientemeno che da una cantata del compositore e riformatore del melodramma, Pietro Metastasio, il caffè veniva abbinato ad una “Canzonetta in difesa del caffè” scritta ad hoc per l’occasione. L’autore della canzonetta era Nicola Valletta, maître-à-penser specializzato in “jettatura” che assicurò che il caffè non portava sfortuna, piuttosto assicurava prosperità e benessere a chi lo beveva. Ben presto, proprio a Napoli, venne inventata la macchinetta da caffè napoletana, la cosiddetta caffettiera, antesignana della moka, che permise di abbandonare il sistema di infusione del caffè alla turca e di produrre il celeberrimo caffè scuro e denso famoso in tutto il mondo; anche con la successiva invenzione della macchina per espresso si preferì mantenere la miscela a tostatura scura della quale i napoletani erano divenuti velocemente grandi maestri al punto da far guadagnare al proprio caffè il titolo di “espresso napoletano”.

 

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